Mark Zuckerberg rompe il silenzio su Cambridge Analytica e ci spiega quanto è bravo

Ha ammesso che la società di social media ha commesso degli errori, ne parla come se nemmeno fosse sua, e ha promesso “di proteggere i nostri dati”.

Abbiamo anche commesso errori, c’è ancora molto da fare e dobbiamo farlo in fretta!

Ha detto Zuckerberg in un post su Facebook.

Questa è la prima volta che Zuckerberg ha parlato pubblicamente da quando il New York Times ha riferito nel corso del fine settimana che Cambridge Analytica, l’azienda di targeting dei dati che ha aiutato la campagna presidenziale di Donald Trump, ha impropriamente ottenuto dati su 50 milioni di utenti di Facebook. Notizia che ha fatto scappare non pochi utenti dal social media.

Di seguito lo struggente post tradotto:

Voglio condividere un aggiornamento sulla situazione di Cambridge Analytica, compresi i passi che abbiamo già intrapreso e i nostri prossimi passi per affrontare questo problema.

Abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati e, se non possiamo, non meritiamo la vostra fiducia. Ho lavorato per capire esattamente cosa è successo e come assicurarmi che ciò non accada di nuovo.

La buona notizia è che le azioni più importanti per impedire che ciò accada, le abbiamo elaborate anni fa, ma abbiamo anche commesso degli errori, c’è ancora molto da fare e dobbiamo fare un passo avanti e farlo.

É incredibile di come parli al plurale riferendosi a ciò che devono fare, ma “ha lavorato duramente per capire cosa sia successo”. Probabilmente è bravissimo a trovare i problemi, ma per risolvrli ha bisogno di qualcuno.

Ecco una timeline degli eventi:

Nel 2007, lanciammo la piattaforma Facebook con la visione che più app dovessero avere una connotazione social. Il tuo calendario doveva essere in grado di mostrare i compleanni dei tuoi amici, le tue mappe dovevano mostrare dove vivono i tuoi amici e la tua rubrica doveva mostrare le loro foto.

Per fare questo, abilitammo gli utenti ad accedere a delle app e a condividere i loro amici e alcune informazioni su di loro.

Nel 2013, un ricercatore dell’Università di Cambridge, Aleksandr Kogan, creò un’applicazione con un quiz sulla personalità. Fu installata da circa 300.000 persone che condivisero i loro dati e alcuni dati dei loro amici.

La nostra piattaforma funzionava così bene in quel momento che Kogan fu in grado di accedere a decine di milioni di dati di questi amici.

Nel 2014, per prevenire delle app abusive, annunciammo che stavamo cambiando l’intera piattaforma per limitare drasticamente i dati a cui le app potevano accedere. In particolare, app come quella di Kogan non potevano più chiedere dati sugli amici di una persona a meno che i suoi amici non ne avessero dato l’autorizzazione.

Chiedemmo anche agli sviluppatori di richiedere la nostra autorizzazione prima di chiedere qualsiasi dato sensibile. Questi interventi impediscono oggi a qualsiasi app tipo quella di Kogan di accedere a tutti quei dati.

Nel 2015, venimmo a sapere dai giornalisti del Guardian che Kogan aveva condiviso i dati della sua app con Cambridge Analytica. È contrario alle nostre politiche che gli sviluppatori condividano i dati senza il consenso degli utenti, quindi bandimmo immediatamente l’app di Kogan dalla nostra piattaforma e chiedemmo che Kogan e Cambridge Analytica dichiarassero formalmente di aver cancellato tutti i dati acquisiti in modo improprio. Ci fornirono queste dichiarazioni.

La settimana scorsa abbiamo appreso dal Guardian, dal New York Times e da Channel 4 che Cambridge Analytica potrebbe non aver cancellato i dati come avevano dichiarato. Abbiamo immediatamente vietato loro l’utilizzo di tutti i nostri servizi.

Cambridge Analytica afferma di aver già cancellato i dati e ha accettato un controllo legale da parte di una società da noi incaricata di verificarlo. Stiamo anche lavorando con i regolatori che indagano su quanto è successo.

Dopo questo post propaganda, dove ci spiega quanto è bravo

Spetta a noi credere o meno a questo individuo, sappiate però, che ogni volta che fate giochini del tipo “scopri quale sarebbe il tuo nome in Zambese” o “scopri come sarai tra 50 anni”, il signore chiede il consenso di condividere i dati vostri e degli amici, dati che poi si scambiano tra aziende.

Detto questo, un po’ è anche colpa nostra.

Mark Zuckerberg rompe il silenzio su Cambridge Analytica e ci spiega quanto è bravo ultima modifica: 2018-03-22T09:51:17+00:00 da viralximo
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